Paradossi elvisiani 1


Elvis - That's The Way It Is e Elvis Country, in assoluto due dei migliori album realizzati da Elvis Presley nel corso della sua carriera, furono pubblicati dalla RCA a una cinquantina di giorni di distanza l'uno dall'altro, tra la fine del 1970 e l'inizio dell'anno successivo. Si trattò di una mossa inspiegabile, talmente assurda e dilettantesca da far gridare allo scandalo ancora oggi, a quasi mezzo secolo di distanza. Poi ci si domanda perché Elvis, il cantante più famoso del mondo, non riuscisse a conquistare le posizioni che contano delle classifiche. Per la cronaca, Elvis - That's The Way It Is raggiunse il numero 21 della chart statunitense, mentre Elvis Country salì fino al 12° posto. Due buoni risultati che acuiscono il rimpianto, perché i dischi in questione avrebbero potuto centrare la Top 10 senza particolari problemi.

Di draghi e pregiudizi

A proposito di draghi... Con Elvis Presley di mezzo, lo sappiamo bene, sorgono sempre un sacco di problemi. Prendiamo i suoi abiti di scena degli anni '70, ad esempio, che personalmente adoro salvo un paio di eccezioni. Invece, prescindendo dai propri gusti in fatto di abbigliamento, a molti cultori del rock targato seventies (principalmente di casa nostra) e a diversi fan elvisiani non piacciono, è storia nota. Questo perché li ritengono eccessivi, assimilandoli a simboli di opulenza e imborghesimento ostentati da colui che anni addietro aveva cambiato il modo di percepire la musica. Insomma, per non essere considerato un'isola a sé stante, per poter essere inserito di diritto (!) nel panorama musicale di quel decennio, secondo questi esperti Elvis si sarebbe dovuto presentare sul palco in maniera più sobria. Che so, magari indossando un paio di jeans con le toppe, oppure, se proprio voleva fare il borghese, con pantaloni e giacca ma senza quei dannati lustrini. Naturalmente, quando nello stesso periodo Jimmy Page sfoggiava le sue Dragon suit era un gran figo, senza nessuna ulteriore implicazione.

"Elvis In Concert" a Natale

Nel dicembre del 1977 Elvis In Concert costava 12000 lire e io lo so bene, perché questo imprescindibile doppio album mi fu regalato a Natale. Era arrivato nei negozi di dischi poco tempo prima e avevo fatto di tutto per evitarlo, da ragazzino coscienzioso quale ritenevo di essere: di soldi in casa ne giravano pochi e non volevo che mia madre facesse troppi sacrifici. Poi, per dirla tutta, all'epoca ragionavo in termini di doppioni, tanto per le figurine quanto per le canzoni e avendo già nove lp di Elvis qualche titolo ricorreva. Su due piedi mi vengono in mente Hurt, che avevo precedentemente trovato su From Elvis Presley Boulevard, Memphis, Tennessee e soprattutto I Got A Woman che avevo già su Solid Gold e Rock 'n' Roll. Tre volte lo stesso brano? Inconcepibile, c'erano ancora tante canzoni del re da scoprire! D'accordo, queste erano registrate dal vivo, ma le conoscevo già... Quanti problemi mi facevo, ripenso a me stesso con grande tenerezza, perché avevo per mia madre un amore sconfinato e forse quella dei doppioni era soltanto una scusa. Quando lei disse "dai, prendilo, è il tuo regalo" provai qualcosa di molto simile alla felicità.

La lacrima del Re


"Guarda mamma, Elvis sta piangendo!". Comprammo A Legendary Performer: Elvis, Volume 2 proprio per quella presunta lacrima che bagnava il bellissimo volto del Re. Avevo dodici anni e quando seppi che si trattava di sudore non mi scomposi, continuai a definire il disco "quello con Elvis che piange".